Cenni sul Borgo di Bova
Ancora oggi, vecchia di secoli e sempre bella di un fascino arcano, Bova si erge alta e maestosa arroccata sulle pendici di un colle, una delle basse alture del sistema montuoso aspromontano. Il tempo ha modificato le sembianze del “nido di falco” ma la modernità non è riuscita a cancellarne la storia che si può ancora oggi toccare e ammirare tra gli spazi
del piccolo borgo.La città di Bova (in greco Vùa) ha origine antichissima. Secondo la leggenda, una regina armena avrebbe guidato il suo popolo sul monte Vùa, nel cui nome appare chiaro il riferimento alla presenza del bue, cioè a una terra adibita al pascolo dei buoi.Il paese si trova su una rocca a 820 m. sul livello del mare. Centro grecanico tra i più importanti del comprensorio jonico, conserva ancora nei monumenti, nell’arte musicale, nella cucina, nell’artigianato e soprattutto nella lingua, il suo ricco patrimonio culturale.Le case che hanno l’aspetto di essere nate dalla roccia, da lontano, appaiono come un tappeto disteso ai piedi del castello. In alto si erge la Cattedrale con il campanile costruito su una rupe , e la chiesa di San Leo, luogo di memorabile preghiera.Molti sono i monumenti da visitare oltre quelli sopra citati, la Torre Normanna, il Museo Paleontologico e i vari palazzi signorili.
Cenni sul Borgo Medievale di Gerace
Gerace: la Firenze del Sud.
Parlando di Gerace non si può fare a meno di ricordare la sua storia, di cui rimangono numerose testimonianze tramandateci da personaggi illustri, artisti e letterati di ogni tempo e luogo. Il suo nome deriva dal greco Ierax, sparviero. La leggenda narra infatti che gli abitanti della costa, in fuga dalle razzie ad opera dei saraceni nel 915, siano stati guidati da uno sparviero verso i monti che dominano la zona di Locri fino al luogo in cui fondarono Gerace. Anche sullo stemma comunale infatti è rappresentato uno sparviero. In realtà sembra che le sue grotte fossero abitate sin dal neolitico.Nel X secolo la cittadina divenne una roccaforte bizantina, con il nome di Santa Criaca, e fu tanto fortificata che resistette ai numerosi attacchi degli arabi. Durante la dominazione normanna, Gerace divenne un principato, e vide sorgere, nella zona più alta della città, uno splendido castello.La Città era circondata anticamente da solide mura turrite che ne delimitavano l’accesso. Il centro storico era così chiuso in una sorta di fortezza alla quale si accedeva tramite delle porte urbiche. Le strade interne erano lastricate con pietra viva messa di “cozzo”, cioè verticalmente per frenare sia il movimento impetuoso dell’acqua piovana che gli zoccoli dei cavalli; il fondo si presentava leggermente ottuso in modo da permettere lo scolo delle acque piovane. Gli spazi che si aprivano erano destinati a varie funzioni: Piazza del Tocco rappresentante la Curia Civilis (antica sede del Parlamento locale costituito da rappresentanti della nobiltà, della borghesia e dei “mastri”), l’Amministrazione civile; Piazza Tribuna che anticipa l’ingresso alla cittadella vescovile, la Curia Episcopalis, la sede della Madre di tutte le Chiese della Diocesi e sede del vescovo. Il prospetto principale delle costruzioni nobiliari, che si affaccia di solito sulle arterie principali e sulle piazze della Città, è caratterizzato da maestosi portali sui quali è inciso lo stemma del casato, illeggiadrito da panciuti balconi su cui aprono, all’interno, spazi aperti come cortili e giardini. Intorno alle sedi del potere si estendevano le costruzioni di altri benestanti e del ceto popolare. Tutti questi edifici caratterizzano il paesaggio geracese che nel corso del tempo si è sviluppato in maniera ordinata e secondo precisi criteri urbanistici.Tra le numerose chiese presenti nella cittadina (nel XVIII secolo se ne contavano oltre sessanta) la più preziosa ed importante è quella di San Francesco, risalente al XIII secolo, al cui interno è situato un fastosissimo altare barocco riccamente intarsiato con marmi riproducenti suggestive immagini policrome. Di notevole importanza sono anche la chiesetta di San Giovannello (X secolo) e la chiesa di Santa Maria del Mastro, a croce greca.La cattedrale è il più grande edificio sacro della Calabria. Fu consacrata nel 1045 e rifatta poi in epoca Sveva. Presenta una parte absidale molto alta con più absidi cilindriche e archi. All’interno l’edificio ha tre navate, ciascuna delle quali è abbellita da 13 colonne provenienti, secondo gli studiosi, dai templi delle rovine di Locri antica. Dall’abside centrale si può scendere ed entrare nella cripta. É possibile inoltre visitare la prigione dei cinque martiri di Gerace. Oltre ai monumenti sopraccitati, importanti da visitare sono le botteghe dei vasai.
Ancora oggi, vecchia di secoli e sempre bella di un fascino arcano, Bova si erge alta e maestosa arroccata sulle pendici di un colle, una delle basse alture del sistema montuoso aspromontano. Il tempo ha modificato le sembianze del “nido di falco” ma la modernità non è riuscita a cancellarne la storia che si può ancora oggi toccare e ammirare tra gli spazi
del piccolo borgo.La città di Bova (in greco Vùa) ha origine antichissima. Secondo la leggenda, una regina armena avrebbe guidato il suo popolo sul monte Vùa, nel cui nome appare chiaro il riferimento alla presenza del bue, cioè a una terra adibita al pascolo dei buoi.Il paese si trova su una rocca a 820 m. sul livello del mare. Centro grecanico tra i più importanti del comprensorio jonico, conserva ancora nei monumenti, nell’arte musicale, nella cucina, nell’artigianato e soprattutto nella lingua, il suo ricco patrimonio culturale.Le case che hanno l’aspetto di essere nate dalla roccia, da lontano, appaiono come un tappeto disteso ai piedi del castello. In alto si erge la Cattedrale con il campanile costruito su una rupe , e la chiesa di San Leo, luogo di memorabile preghiera.Molti sono i monumenti da visitare oltre quelli sopra citati, la Torre Normanna, il Museo Paleontologico e i vari palazzi signorili.
Cenni sul Borgo Medievale di Gerace
Gerace: la Firenze del Sud.
Parlando di Gerace non si può fare a meno di ricordare la sua storia, di cui rimangono numerose testimonianze tramandateci da personaggi illustri, artisti e letterati di ogni tempo e luogo. Il suo nome deriva dal greco Ierax, sparviero. La leggenda narra infatti che gli abitanti della costa, in fuga dalle razzie ad opera dei saraceni nel 915, siano stati guidati da uno sparviero verso i monti che dominano la zona di Locri fino al luogo in cui fondarono Gerace. Anche sullo stemma comunale infatti è rappresentato uno sparviero. In realtà sembra che le sue grotte fossero abitate sin dal neolitico.Nel X secolo la cittadina divenne una roccaforte bizantina, con il nome di Santa Criaca, e fu tanto fortificata che resistette ai numerosi attacchi degli arabi. Durante la dominazione normanna, Gerace divenne un principato, e vide sorgere, nella zona più alta della città, uno splendido castello.La Città era circondata anticamente da solide mura turrite che ne delimitavano l’accesso. Il centro storico era così chiuso in una sorta di fortezza alla quale si accedeva tramite delle porte urbiche. Le strade interne erano lastricate con pietra viva messa di “cozzo”, cioè verticalmente per frenare sia il movimento impetuoso dell’acqua piovana che gli zoccoli dei cavalli; il fondo si presentava leggermente ottuso in modo da permettere lo scolo delle acque piovane. Gli spazi che si aprivano erano destinati a varie funzioni: Piazza del Tocco rappresentante la Curia Civilis (antica sede del Parlamento locale costituito da rappresentanti della nobiltà, della borghesia e dei “mastri”), l’Amministrazione civile; Piazza Tribuna che anticipa l’ingresso alla cittadella vescovile, la Curia Episcopalis, la sede della Madre di tutte le Chiese della Diocesi e sede del vescovo. Il prospetto principale delle costruzioni nobiliari, che si affaccia di solito sulle arterie principali e sulle piazze della Città, è caratterizzato da maestosi portali sui quali è inciso lo stemma del casato, illeggiadrito da panciuti balconi su cui aprono, all’interno, spazi aperti come cortili e giardini. Intorno alle sedi del potere si estendevano le costruzioni di altri benestanti e del ceto popolare. Tutti questi edifici caratterizzano il paesaggio geracese che nel corso del tempo si è sviluppato in maniera ordinata e secondo precisi criteri urbanistici.Tra le numerose chiese presenti nella cittadina (nel XVIII secolo se ne contavano oltre sessanta) la più preziosa ed importante è quella di San Francesco, risalente al XIII secolo, al cui interno è situato un fastosissimo altare barocco riccamente intarsiato con marmi riproducenti suggestive immagini policrome. Di notevole importanza sono anche la chiesetta di San Giovannello (X secolo) e la chiesa di Santa Maria del Mastro, a croce greca.La cattedrale è il più grande edificio sacro della Calabria. Fu consacrata nel 1045 e rifatta poi in epoca Sveva. Presenta una parte absidale molto alta con più absidi cilindriche e archi. All’interno l’edificio ha tre navate, ciascuna delle quali è abbellita da 13 colonne provenienti, secondo gli studiosi, dai templi delle rovine di Locri antica. Dall’abside centrale si può scendere ed entrare nella cripta. É possibile inoltre visitare la prigione dei cinque martiri di Gerace. Oltre ai monumenti sopraccitati, importanti da visitare sono le botteghe dei vasai.
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